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Orientamento


a cura di Fabrizio Leonardi (ETAss)

Libri: ma dove sono i nuovi talenti?
Analisi di un mercato schiavo del marketing

Molti giovani vorrebbero poter vivere delle proprie parole, scrivendo sceneggiature, recensioni, poesie, ecc. Ma quante possibilità ci sono di vivere decorosamente usando solo il proprio talento letterario? Purtroppo, per chi aspira a fare lo scrittore, il mercato editoriale italiano si presenta stagnante e troppo influenzato dal marketing. Se non hai un nome, è difficile avere l’occasione giusta!
Il caso di Heiko
Heiko ha degli hobby che spera possano trasformarsi ben presto in attività a tempo pieno: scrivere sceneggiature e realizzare cortometraggi. Per lui la scrittura è “più che una passione. È un modo di essere e di vivere. Leggere e scrivere sono due aspetti della mia vita”. Una passione che potrebbe diventare un lavoro, anche se la strada non è così semplice: troppi scrittori, pochi lettori e soprattutto difficoltà a farsi conoscere dagli editori. Infatti l’editoria in Italia è schiacciata dalle “garanzie”: se hai un nome e/o garantisci tot copie è facile trovare un editore che voglia investire su di te. Eppure Heiko si è tolto le sue soddisfazioni: gestisce corsi di scrittura dal 1999; ha pubblicato sette novelle per Mondadori; ha fondato un’associazione culturale che è qualcosa di più di un semplice laboratorio di scrittura creativa. “Tutto questo è gratificante, dice Heiko, ma bisogna lavorare ancora tanto per poter vivere delle proprie parole!”.
La professione di scrittore
La difficoltà di affermarsi è da sempre un problema per tutti gli artisti, dai tempi delle corti rinascimentali, quando i poeti e gli scrittori si contendevano i favori dei nobili signori, ai tempi più recenti, in cui sono gli editori a svolgere una funzione molto simile a quella degli antichi mecenate. Con una variante di non poco conto: la necessità di fare business. Riuscire ad affermarsi in un mercato editoriale governato dal marketing non è affatto facile: se non hai già venduto almeno diecimila copie o non sei un personaggio famoso, i tuoi lavori spesso non vengono nemmeno presi in considerazione. E’ troppo rischioso e troppo costoso: meglio andare sul sicuro e sfruttare formule che hanno già riscontrato il consenso del pubblico. Così assistiamo ogni anno alla monotona litania delle uscite editoriali natalizie, al tentativo di riproporre su carta i contenuti di trasmissioni di successo e ai sequel di libri graditi al pubblico.
Libri e primanti: diamo i numeri!
Il libro più venduto in assoluto? La Bibbia, nelle sue molteplici versioni ed edizioni integrali e parziali. Un primato che difficilmente verrà intaccato, anche dalla saga di Henry Potter! Se infatti J.K.Rowling ha raggiunto con l’intera saga 300 milioni di copie, i due autori più “importanti” restano ancora Agatha Christie, con un miliardo di copie e Stephen King, con oltre mezzo miliardo. Solo la letteratura popolare riesce a raggiungere queste cifre da capogiro? Solitamente sì, ma esistono delle eccezioni. Ad esempio, la saga di Tolkien ha venduto circa 130 milioni di copie, cifra raggiunta anche grazie all’enorme successo della recente trilogia hollywoodiana de “Il Signore degli Anelli”. E nemmeno Dante con la sua “Divina Commedia” se la passa poi così male: con 10 milioni di copie vendute è tra i best seller di tutti i tempi! Infine una curiosità: il libro di saggistica più venduto di tutti i tempi non è un manuale di meditazione zen, ma le memorie di Hilary Clinton.
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3 gennaio 2006

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