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a cura di Laura Colombo (ETAss)

Donne e lavoro: un rapporto ancora difficile
Percorsi di carriera e associazionismo

Pari Opportunità / 10 dicembre 2003
Al calare della notte sui movimenti femministi, nasce una nuova cultura al femminile disponibile a riconoscere disuguaglianze e disparità, ma che vuole individuare soluzioni sostenibili e per ristabilire gli equilibri. Ma nella nuova società “post femminista” in cui si celebra il culto del merito del genere più che del diritto, la strada da fare per ottenere una vera condizione di parità è ancora lunga. Le donne sono ancora oggettivamente penalizzate nella carriera e nelle retribuzioni.

Donne e percezione del mondo del lavoro
Sono le donne neolaureate ad essere più critiche con la formazione universitaria (circa il 72% la considera poco o per nulla adeguata rispetto alle esigenze del mercato del lavoro). Questo dato è influenzato dalla maggiore difficoltà che, ancora oggi, le donne incontrano nella ricerca di un’occupazione, in particolar modo al sud.
Questo è quanto emerge da una recente indagine Cesop su un campione di circa 2.500 giovani.
Altro dato importante è che la maggioranza delle intervistate vive ancora con la famiglia d’origine e ritiene difficile trovare un impiego stabile. A rendere la condizione ancor più instabile è il dato emerso sulla natura dell’occupazione. Infatti, tra il campione di giovani che hanno avuto - o hanno tuttora - un rapporto lavorativo, quasi la metà sono quelli occupati atipicamente. Il 42,8% dei neolaureati occupati, o che lo sono stati, ha un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa o occasionale.
Inoltre, la maggioranza delle intervistate preferirebbe ottenere notizie e comunicazioni relative l’eventuale “offerta” di posti di lavoro per mezzo di internet, di fiere e di un più funzionale orientamento universitario alla professione.

Donne e carriera: un percorso tutto in salita
In Italia, oggi, ci vuole il lavoro di tre donne per guadagnare quanto due uomini: lo dice una recente indagine Od&M/Corriere della Sera, che ha rilevato che gli stipendi femminili nel nostro paese sono, a parità di mansioni, di molto inferiori a quelli degli uomini (36,9 per cento in meno dei colleghi).
Le donne che lavorano restano ancora poche, poichè in ogni caso difficilmente fanno carriera . All’inizio della carriera lavorativa la differenza è minima per poi diventare impressionante attorno ai 50 anni ( sino al 50% in meno). Segno che, mentre gli stipendi maschili salgono, quelli femminili rimangono praticamente fermi.
E’ significativo il fatto che il divario è molto più ampio tra quadri e dirigenti che fra operai e impiegati (categorie più tutelate sindacalmente). Il dato cambia anche in funzione dei settori: i più penalizzanti per le donne ci sono l’assicurativo (-34 per cento di stipendio) e l’editoriale (-33 per cento). La New Economy offre invece spiragli di ottimismo: solo il 19 % di retribuzione in meno dei colleghi maschi.

E il mercato del lavoro?
La trasformazione dei sistemi economici, i cambiamenti demografici, l’informazione e una nuova concezione del ruolo professionale hanno ridisegnato le condizioni di lavoro e di vita, degli uomini e delle donne.
Alle donne sono state offerte differenti e maggiori opportunità (pensiamo a quelle offerte dal telelavoro ad esempio) ma per molte di loro il cambiamento ha portato solo svantaggi tra cui il confinamento in occupazioni precarie e di basso livello retributivo, spesso non tutelate dalla legge e dalle reti di protezione sociale . In un sistema socio-economico attraversato da profondi mutamenti, in un momento storico in cui sembrano cadere tutti i punti di riferimento tradizionalmente consolidati, l’informazione diventa indispensabile per fronteggiare le vecchie e le nuove sfide di un nuovo mondo ma sempre contraddistinto da una cultura "maschista".

L'importanza dei Network associativi
Una forma importante di auto-protezione è data dall’informazione sui propri diritti e dal sostegno di altre donne, che forti di esperienze professionali significative, possono offrire supporto alle giovani che vogliono inserirsi ed affermarsi nel mondo del lavoro.
Ci sono associazioni, come la Fondazione Marisa Bellisario, che puntano sulla forza del network e della solidarietà di genere per sostenere i principi delle pari opportunità e dell’uguaglianza, nella società, nel mondo del lavoro e della politica.
Il prossimo 25 novembre, alle 18,30, si terrà a Milano (Forum IBM 18.30 in Via Siusi 2/1) un incontro finalizzato a presentare le attività e gli obiettivi del Network Bellisario Milano – Fondazione Bellisario: l’evento rappresenta un’occasione concreta per le giovani di conoscere i vantaggi offerti dal mondo associativo, soprattutto in relazione ai percorsi di mentoring di cui possono fruire grazie alla presenza e alla disponibilità delle associate Senior (la partecipazione è libera: basta confermare la propria partecipazione alla segreteria di ETAss: 0362.231.231).


Verso un modello sociale post-gender
Oggi si tende a considerare vinta la battaglia per l'eguaglianza e ad affermare l'avvento di una società 'post-femminista'', ma ancora non è così.
Nonostante la creazione di comitati, commissioni e chi più ne ha più ne metta, le donne continuano a non godere di una condizione di parità.
Gli uomini occupano le posizioni di maggior potere e status: nelle organizzazioni, i vertici aziendali e i dirigenti sono perloppiù uomini, spesso assistiti da personale femminile. Del resto, lo stereotipo del manager (uomo) con segretaria/assistente giovane e di bell’aspetto è molto diffuso e condiviso: troppo! Così finiamo per costruire un'immagine della categoria “persona di successo” che non contempla - o contempla poco - la presenza femminile.
Il linguaggio non è neutro! Non è solo un mezzo che comunica idee, ma le caratterizza, le crea, le trasforma.
Il linguaggio e il suo utilizzo quotidiano assumono un ruolo chiave nel prodursi e nel riprodursi delle diseguaglianze.
Cambiare le metanarrative sociali sarà davvero un percorso lungo e difficoltoso ma ci si può provare, con consapevolezza, riconoscendo ed mutando i codici linguistici che 'relegano' le donne.

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