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a cura di Fabrizio Leonardi (ETAss)

Italiani nel Web. Traffico, audience
tra crescita economica e nuove patologie

Immagine articolo: Italiani nel Web. Traffico, audience
tra crescita economica e nuove patologie Partiamo dai dati, come diceva il buon Holmes. Secondo l'indagine condotta dall'European Interactive Advertising Association, che ogni hanno dà una fotografia del popolo internauta, in Italia si è registrato un forte aumento (pari al 50%) di ore passate tra chat, siti, email, download, ecc. Secondo la ricerca si è passati dalle 8,4 ore del 2005 alle 12,1 del 2006. Secondo l'EIAA, questo cambiamento fa entrare l'Italia nella “Euro League” degli utenti Internet. Emerge inoltre una significativa crescita del traffico generato dalle chat e dei siti dedicati all'intrattenimento. Internet infatti è sostanzialmente considerato come uno strumento di svago (72% degli utenti) usato per ragioni personali e poco come strumento di lavoro (28%). Ma ci sono anche risvolti negativi come ad esempio le nuove patologie legate all'abuso del Web.

Italiani che navigatori on line! Analisi di una crescita senza precedenti

Partiamo dai dati, come diceva il buon Holmes. Secondo l'indagine condotta dall'European Interactive Advertising Association, che ogni hanno dà una fotografia del popolo internauta, in Italia si è registrato un forte aumento (pari al 50%) di ore passate tra chat, siti, email, download, ecc. Secondo la ricerca si è passati dalle 8,4 ore del 2005 alle 12,1 del 2006. Aumentano anche i giorni in cui si passa almeno un minuto on line: da 4,5 o 4,8 come media. Secondo l'EIAA, questo cambiamento fa entrare l'Italia nella “Euro League” degli utenti Internet. Emerge inoltre una significativa crescita del traffico generato dalle chat e dei siti dedicati all'intrattenimento. Internet infatti è sostanzialmente considerato come uno strumento di svago (72% degli utenti) usato per ragioni personali e poco come strumento di lavoro (28%). Il profilo tipico dell'internauta? Maschio, di cultura medio alta e con un'età di circa 30 anni. A fronte di questa crescita così consistente, sopratutto grazie alla diffusione dell'ADSL e al crollo dei costi di consumo, si è assistito ad un duplice sviluppo: ad esempio da un lato il miglioramento dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione (pensate al modello E111 per l'assistenza sanitaria all'estero che oggi può essere scaricato on line in pochi secondi); oppure gli acquisti di prodotti che su Internet risultano economicamente più vantaggiosi. Dall'altro lato invece si è assistito al proliferare di una miriade di problemi e patologie legate al web: il download illegale di contenuti protetti da diritto d'autore; i rischi connessi alle chat o al giocare d'azzardo sia in casinò virtuali che “scommettendo” in Borsa. Per non toccare l'argomento legato al sesso, ovvero alle famigerate “xxx”. Anche in Italia assistiamo quindi al fenomeno delle Net Addiction, ovvero le dipendenze legate alla Rete. Studiate in America sin dal 1995, in Italia ci sono pochi centri specializzati per lo studio di queste psicopatologie e ciò è dovuto alla poca diffusione di queste patologie che hanno investito il nostro Paese solo da pochi anni. Uno di questi centri è il Centro Ricerche Nostos, diretto dal prof. psichiatra Moreno Marcucci e dal prof. Giuseppe Lavenia, responsabile dell'area New Addiction.

Malati di internet: Breve guida alle patologie più diffuse

l materiale della presente guida che affronta temi come il trading patologico e i pericoli derivanti dall'abuso della chat è tratto dal lavoro del Centro ricerche sulle nuove dipendenze “Nostos”. Nell’era multimediale il gioco d’azzardo cambia faccia e, naturalmente, nome: comprende i videopoker, le slot machines e il gioco d’azzardo virtuale (casinò virtuali, aste on line ecc.). Oggi, ai tradizionali “drogati” del tavolo verde, si aggiungono quelli del videopoker, quelli che navigano nei siti di gioco virtuale su Internet, ma anche quelli degli spericolati investimenti in Borsa. La nuova frontiera delle patologie d’azzardo, tuttavia, sembra essere Internet. Il gioco d’azzardo virtuale esiste da quando si è diffuso l’utilizzo d’Internet: disponendo di un personal computer, di un collegamento ad Internet e di una carta di credito è possibile puntare e scommettere su tavoli verdi virtuali della roulette o giocare con slot machines on line stando comodamente seduti a casa propria. La pericolosità di tale fenomeno risiede nel fatto che il giocatore on line, soddisfacendo il desiderio di sentirsi svestito dal pregiudizio sociale negativo che accompagna i frequentatori di casinò, libero, nella comodità dei suoi spazi, di scommettere 24 ore su 24, può incorrere ad un uso incontrollato e inopportuno del gioco on line. Come fa notare Massimo Croce, uno dei massimi esperti italiani in questa patologia, “un tempo, l’immagine del giocatore d’azzardo faceva venire in mente Dostoevskij, De Sica e Tommaso Landolfi, che s’inebriavano col piacere dello squallore; oggi invece il giocatore d’azzardo patologico può essere il vicino di casa, il figlio, l’amico: insomma chiunque”. Da una stima si contano circa 700 casinò virtuali, ma come spesso accade con le stime riguardati Internet, sono molto approssimative; si gioca puntando con la carta di credito, quindi in maniera discreta e solitaria. Una categoria particolarmente a rischio è rappresentata dai giovani. In Italia non esiste una normativa che proibisca o regoli la diffusione del gioco d’azzardo on line. Internet ha aperto le porte, inoltre, al tradizionale gioco del Lotto: si gioca accedendo ai siti che funzionano da vere e proprie ricevitorie virtuali. Cliccando, per esempio, su Totoservice si può giocare al Lotto, al Totocalcio, al Totogol, al Totip, Tris e SuperEnalotto. Trading online significa giocare in borsa attraverso internet. In letteratura il problema del gioco in borsa non è quasi considerato, anche se a ben vedere è uno dei problemi attuali più legati ad Internet; sembra ci sia una sorta di gerarchia nel classificare le patologie: da quelle più stupide (e quindi più gravi), a quelle più “intelligenti” e quindi meno patologiche. Investire in borsa richiede una serie di capacità e competenze tali da non poter essere ritenuto qualcosa di banale e alla portata di chiunque. Di solito lo stato d’animo del “trader” oscilla tra due estremi: paura e avidità, entrambe estremamente pericolose. La paura è legata al fatto di perdere la somma di denaro investita, ma poi è scalzata via dall’ansia di perdere un buon affare e di rimanere fuori dal mercato. Superato questo stato d’animo, si viene a creare la presunzione di farcela e di guadagnare forti somme di denaro in pochissimo tempo. Si tratta di una spirale che si auto alimenta, dove il superamento della paura crea quel giusto grado di eccitazione ed euforia che uniti alla possibilità, qualche volta raggiunta, di guadagnare grosse somme di denaro, sfocia nell’irrazionale. Quando il successo non è controllato, inizia a venire fuori una specie di senso di onnipotenza che spinge a correre rischi sempre più grandi e a prendere decisioni sempre più frettolose.

Chat lines e overload di informazione, ecco i nuovi pericoli da intrattenimento sul web

La chat è una forma di CMC (comunicazione mediata da computer) sincrona, dove vari soggetti scambiano messaggi di testo in tempo reale; ovviamente la comunicazione può essere tra due sole persone, oppure tra tutte le persone presenti in quel momento in un determinato canale (o stanza, dal momento che spesso le chat sono organizzate in stanze, room, con diversi argomenti); comunque di solito al di là delle tematiche trattate è soprattutto l’aspetto relazionale che spinge all’utilizzo di questa forma di comunicazione. Si rende quindi obbligatorio l’uso della fantasia sia nel presentarsi agli altri utenti, sia nell’immaginarli. Ma ancora più intrigante risulta il fatto di poter dare di se un’immagine diversa da quella effettiva, suscitando negli altri interesse e curiosità insperabili nella vita di tutti i giorni. Tuttavia, mentire non è l’unica modalità relazionale in questo tipo di gruppi; ci sono molte persone che in chat riescono a provare l’ebbrezza di mettere in scena i lati affascinanti del proprio carattere, che normalmente sono oscurati dall’aspetto fisico. Information overloading significa sovraccarico di informazioni: qualcuno lo ha definito “l’inquinamento di Internet”, ovvero la massiccia quantità di informazioni inutili scadenti ed antiquate che circolano in Rete. Per Information Overloading Addiction s’intende la ricerca estenuante di notizie, informazioni, la ricerca di essere il più aggiornati possibile attraverso il web surfing, cioè passando in continuazione da un sito all’altro: ci si ritrova quindi a passare tantissimo tempo online alla ricerca di informazioni, e frequenti sono anche i tentativi di ridurre o controllare questa quantità di tempo dedicata all’estenuante ricerca di notizie. Lo shopping compulsivo è da qualche tempo oggetto d’interesse per la psichiatria, è descritto come un impulso irrefrenabile, un bisogno inarrestabile, una tensione costante che può essere alleviata solo comprando. Appare evidente la concezione del disturbo in funzione della dipendenza, o meglio la necessità di compiere un rito per alleviare un qualcosa di brutto. Ciò suggerisce che lo shopping compulsivo sia concepito come un disturbo ossessivo-compulsivo. Secondo uno studio effettuato da Christenson (1994) i pazienti riconoscono le loro ossessioni come indesiderabili, mentre i “compulsive buyer” descrivono lo shopping, almeno all’inizio, come divertente, eccitante; solo con il passare del tempo s’inizierà a provare vergogna e sensi di colpa. Ciò è in linea con il principio secondo cui è il piacere inizialmente dato dall’acquistare, e non tanto dal bisogno di eliminare qualcosa di spiacevole, a portare la persona gradualmente a non poterne fare più a meno. Se questo è vero nello shopping compulsivo, lo è ancor di più nello shopping compulsivo online, dove può bastare solo una carta di credito per entrare i tutti i centri commerciali del mondo e frugare in tutte le offerte senza offrirsi necessariamente all’occhio divertito dei presenti. E senza quindi doversi vergognare. Quello che spingerà all’ammissione del problema da parte di chi soffre, non sarà l’enorme quantità di tempo spesa in rete, bensì il non riuscire più a sostenere economicamente il proprio comportamento: non sono rari i casi di ricorsi a fidi bancari dopo il prosciugamento del proprio conto, con conseguente vergogna e senso di colpa verso i familiari.

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23 febbraio 2007

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