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a cura di Fabrizio Leonardi (ETAss)

Nuove figure per il selezionatore specializzato
nel settore farmaceutico

Dall'ISF al tecnico di produzione, all'ombra delle multinazionali
Immagine articolo: Nuove figure per il selezionatore specializzato 
nel settore farmaceutico Non è un segreto: gli italiani spendono circa 20 miliardi di euro all’anno nel settore chimico-farmaceutico: si va dai farmaci generici fino alle prescrizioni medicali. Una cifra considerevole che attrae molteplici interessi economici e un mercato che, secondo le previsioni degli analisti, è destinato a crescere in misura maggiore rispetto al PIL. In questo settore ci sono alcune figure particolarmente ricercate dalle multinazionali e la “guerra” tra selezionatori si fa sempre più accesa. È quindi importante per il selezionatore conoscere i canali di reclutamento più efficaci e, soprattutto, condividere il glossario tecnico necessario per dialogare con le funzione di “line” che richiedono l’ISF o il tecnico chimico di produzione. Qui di seguito verrà presentata una breve guida al settore chimico-farmaceutico.

Il settore chimico-farmaceutico: analisi di un mercato in espansione

Nel 1937, in uno dei suoi ultimi scritti, Freud esprimeva la preoccupazione che la farmacologia potesse raggiungere livelli di sviluppo ed efficacia tali da rendere vana gran parte delle applicazioni della psicoanalisi. Un’intuizione profetica: oggi il mondo moderno consuma molte più “pillole” che parole. Per pubblicizzare il Claritin, un antiallergico, l’azienda farmaceutica che lo produce ha speso in pubblicità più della Coca-Cola. La maggior parte delle aziende farmaceutiche destina il 30% delle risorse in pubblicità e solo il 12% del fatturato alla ricerca, mostrando come la mission sia vendere e come il mercato sia sì ricco e appetibile, ma molto competitivo. Il mercato italiano nel suo piccolo è molto simile a quello americano, sia come struttura di ricerca che come marketing ed un esempio sono i 35mila ISF (Informatori Scientifici del Farmaco) a fronte di 6mila ricercatori. Il rapporto è di 1 ricercatore ogni 6 informatori. Si brevetta molto di più negli USA e gli investimenti sono di tutt’altro livello - paragonabili a Cinecittà contro Hollywood- ma la tendenza e i comportamenti del mercato economico, facendo i dovuti rapporti in scala, sono simili. Il mercato della salute è destinato a crescere per diversi fattori. In primo luogo c’è l’aumento dell’età media: nel giro di un secolo siamo passati dai cinquant’anni ai settantacinque anni di vita. In secondo luogo, sono aumentate le malattie psicopatologiche (emicranie, insonnia, dermatiti, ecc.) e, di conseguenza, si sono moltiplicati i farmaci che le curano. Inoltre la maggior attenzione per la salute del cittadino a tutte le età, dalla nascita alla vecchiaia, ha ampliato sensibilmente l’offerta. In terzo luogo ci sono i cambiamenti socio culturali che favoriscono la crescita del mercato: viviamo in una società alla perenne ricerca della pillola della “felicità”. Il Viagra che rappresenta una svolta epocale: dal farmaco per curare malattie al farmaco per essere felici. Un punto culturale di non ritorno. Questi tre fattori spingono il mercato chimico farmaceutico ad incrementi economici ben superiori al PIL medio. E un mercato in costante espansione cerca sempre figure professionali da inserire. Le più richieste nel chimico-farmaceutico? ISF e tecnici specialisti di produzione. Pochi invece i ricercatori, poiché il mercato italiano è stagnante e la ricerca secondaria.

Le figure più ricercate nel settore chimico farmaceutico: il glossario per il selezionatore

Nell’industria farmaceutica i più ricercati sono gli Informatori Scientifici del Farmaco (ISF). Il loro rapporto rispetto ai ricercatori è di 6 a 1. Questo fa capire chi cerca effettivamente il mercato del lavoro! In questo caso più che le conoscenze tecniche, bisogna saper valutare le attitudini alle relazioni interpersonali e l’abilità a saper motivare e convincere il potenziale cliente, nonché l’acquisita capacità di penetrazione nel territorio. Infatti in questo caso è utile sapere che ci sono aree “scoperte” o di difficile penetrazione, perché il mercato è già saturo o chiuso. Di conseguenza, conoscendo le reali difficoltà, si potrà valutare insieme al cliente il tempo necessario per procedere ad una efficace selezione. Un'altra figura professionale particolarmente ricercata è il “Clinical Research Associate”. Laureato in materie scientifiche (biologia, CTF, biotecnologie) ha una buona conoscenza della lingua inglese per redigere i rapporti delle sperimentazioni che compie e una buona conoscenza del pacchetto Office, soprattutto dei fogli di calcolo, per elaborare statistiche e diagrammi operazionali. Lavora all’interno di una di un laboratorio di analisi e di ricerca e conosce le linee guida ICH (International Conference on Harmonization), ovvero gli standard per condurre una ricerca che sia conoscibile a livello internazionale. Oltre a ciò conosce anche le GCP (Good Clinical Practice) ovvero, "buona pratica clinica". Le GCP sono un'insieme di norme e procedure di buona pratica clinica da condurre nelle sperimentazioni farmacologiche. Sono internazionali e standardizzate e il centro di riferimento sono gli Stati Uniti. Secondo queste linee guida nessun farmaco può essere messo in commercio a meno che non viene condotta una sperimentazione in GCP. Un’altra figura altamente richiesta e difficile da trovare è quella del perito chimico per il reparto produzione. Prima difficoltà è che lavora spesso su tre turni e pochi giovani sono disposti a fare questo sacrificio; seconda difficoltà è che viene richiesto il diploma in chimica e sono rari quanto trovare funghi porcini d’inverno; terza difficoltà nel reclutamento: devono essere disposti a ricoprire un ruolo operativo, per cui i laureati in chimica o in materie scientifiche non hanno un profilo idoneo. Altra figura interessante che sta emergendo è quella dell’Informatore sui prodotti Paramedicali. Le cure alternative stanno acquisendo un largo consenso e lo sviluppo di prodotti alternativi, monitorato dalla medicina “ufficiale”, ha permesso lo sviluppo di nuove figure che illustrano a medici, farmacisti e ricercatori le possibilità offerte da questi ausili. L’aumento di professionisti che forniscono consulenze specifiche su sostanze alternative ai farmaci tradizionali è dovuto all’aumento di richiesta di prodotti omeopatici e similari da parte dell’utente finale.

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12 dicembre 2006

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