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Fare ricerca nel settore del paranormale: introduzione a un settore poco diffuso in Italia

Immagine articolo: Fare ricerca nel settore del paranormale: introduzione a un settore poco diffuso in Italia
Déjà vu, intuizioni, sogni profetici, visioni, spettri e quanto la mente umana non riesce ad elaborare: tutti questi misteri rientrano nel campo scientifico della ricerca sulle pseudoscienze e sui fenomeni paranormali. La ricerca scientifica sui fenomeni insoliti è molto diffusa nei paesi anglosassoni e non viene considerata una disciplina accademica di serie B. In Italia invece la situazione è ancora molto lontana da un completo riconoscimento; sembra strano, ma paradossalmente in un Paese dove sono vive credenze e superstizioni e dove le persone preferiscono rivolgersi a maghi e santoni piuttosto che a psicologi e psichiatri, questa disciplina trova ancora poco spazio, nonostante l'impegno e le energie spese da studiosi molto competenti. Ecco un'intervista a Massimo Polidoro a mo' di introduzione a questo settore di ricerca.

I due approcci per chi fa ricerca nel settoredelle pseudoscienze: romanticismo e positivismo

?Dopo aver eliminato l?impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità?, diceva Sherlock Holmes. Questo potrebbe essere il motto di chi vuole fare ricerca nel settore delle pseudoscienze e del paranormale.Esistono mondi che hanno sempre affascinato gli essere umani: sogni, creature misteriose, delle facoltà percettive extrasensoriali. Ma l?elenco potrebbe anche non finire.Fino al Medio Evo molte di queste attività venivano guardate con sospetto e chi ?possedeva? particolari facoltà faceva spesso una brutta fine: i roghi di streghe sono solo l?esempio più eclatante giunto fino ai giorni nostri.Nell?epoca dei lumi e con il nascere della scienza in senso cartesiano, è nato anche l?interesse per tutti quei fenomeni occulti frequentemente associati all?operato di forze demoniache.Chi fa ricerca in questo settore può avere un approccio sostanzialmente riconducibile a due orientamenti: romantico o scientifico. Le due modalità investigative non sono necessariamente autoescludentisi e una non è per forza superiore o migliore dell?altra. Sono due modi di accostarsi al mondo per ottenere determinate risposte.Eysenck, psicologo tedesco noto per il suo approccio rigorosamente scientifico e con una forte componente matematico-statistica, ha spesso criticato la psicoanalisi freudiana, considerandola una pseudoscienza, ma non ha mai attaccato direttamente il sistema junghiano, considerando Jung un mistico, un filosofo, un poeta, ma non uno scienziato nel senso stretto della parola.Lo psichiatra inglese R. D. Laing invece è uno dei pochi scienziati che con la sua opera ?Nodi?, è stato in grado di cogliere ed integrare il metodo scientifico con un approccio esistenzialista e poetico. Ma questi casi rappresentano l?eccezione alla regola.Esiste quindi un approccio poetico ed uno razionale (Luria). L?approccio poetico spinge a vedere il mondo e le cose in base al proprio stato d?animo, alle proprie percezioni interiori. Di qui un interesse non pragmatico e non scientifico alle cose della vita e anche ai fatti considerati paranormali. Esistono i fantasmi? Sì. Esiste la telepatia? Sì. Chi crede, crede per fede e non si basa sui dati. Il romanticismo ha a che fare con la fede in qualcosa e non con le prove della sua effettiva realtà.Un approccio positivista a questi fenomeni, invece considera ogni singolo fatto come un qualcosa da analizzare, verificare o confutare, secondo la moderna accezione popperiana. E il metodo non può che essere scientifico: analizzando mille sogni, se nessuno rivela eventi futuri, allora non è possibile affermare che i sogni sono profetici. Così come non è possibile sostenere, in base alle prove finora raccolte, l?esistenza del mostro di Loch Ness o i pericoli del triangolo delle Bermuda.Mentre l?approccio romantico è più legato al misticismo e al desiderio di credere in ?altro?, fare ricerca nel settore delle pseudoscienze o sui fenomeni paranormali, è fare ricerca basandosi sui fatti, sulle prove a disposizione, seguendo una metodologia rigorosamente scientifica.Sintetizzando, chi ha un approccio romantico pensa che ?la verità non è ciò che scopriamo ma ciò che creiamo?, come disse Saint-Exupéry; mentre chi ha un approccio scientifico pensa che ?l?investigazione è, o dovrebbe essere, una scienza esatta e, quindi, dovrebbe essere trattata in maniera fredda e distaccata?, come dice Sherlock Holmes.

Dal déja vu alla psicologiadell?insolito: intervista a massimo Polidoro

Massimo Polidoro è Segretario nazionale del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale). è direttore della rivista Scienza & Paranormale; dal 1996 è responsabile europeo della James Randi Educational Foundation; è consulente per Superquark e inoltre è docente di ?Metodo scientifico, Pseudoscienze e Psicologia dell?insolito? presso l?università Bicocca di Milano. Autore di numerosi saggi, ha esordito con grande successo anche nella narrativa.1)Laureato in psicologia a Padova, con un indirizzo clinico? Se sì come mai l?interesse per l??insolito? e la psicologia dell?insolito? Non ho seguito un indirizzo clinico, ma sociale. E se devo essere sincero, non ho mai pensato dopo la laurea di lavorare come psicologo. Avevo deciso prima ancora di iscrivermi all'università che il mio mestiere sarebbe stato quello di studiare e indagare presunti misteri e ritenevo che una laurea in psicologia mi avrebbe potuto fornire la formazione più adeguata. Non a caso, l'unico ordine professionale a cui sono iscritto è quello dei giornalisti e non degli psicologi.2)Lei si sente un pioniere in questo ramo della psicologia?No, direi che piuttosto contribuisco a divulgare questi argomenti in Italia, mentre nei paesi anglosassoni l'Anomalistic Psychology è una materia riconosciuta.3)Quali potenzialità future ha la psicologia dell?insolito?Potrebbe sicuramente averne, visto che si occupa di argomenti che interessano e incuriosiscono tutti quanti, ma a parte il mio corso non mi sembra ci sia da parte dell'Accademia in genere un interesse a sviluppare in maniera sistematica questi temi. Speriamo che le cose cambino presto.4) La sua attività la porta spesso a scontrarsi con persone in malafede che approfittano della parola ?mistero? per lucrare?Certo, imbroglioni e truffatori sono all'ordine del giorno. Ma incontro più spesso (anche perché i ciarlatani stanno alla larga) persone che in buona fede ritengono di possedere facoltà paranormali, e poi in genere si scopre che erano in errore o perché non si erano mai sottoposti a nessuna seria verifica, oppure perché illudevano sè stessi.5) Gli psicologi, specie quelli di orientamento psicoanalitico, vengono accusati di essere privi di metodo scientifico. Lei che metodologia usa, visto che nel suo campo la metodologia è alla base della credibilità degli studi?Alla base del mio lavoro, come di quello del CICAP, il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, di cui sono Segretario nazionale, non ci può essere altro che il Metodo Scientifico. Ipotesi, teorie e interpretazioni vengono solo dopo che empiricamente si sia dimostrata o meno l'esistenza di un fenomeno insolito.6) Cosa rappresenta per lei il libro ?Il sesto senso??è un volume con cui ho cercato di raccontare la psicologia dell'insolito al pubblico italiano, raccogliendo tante esperienze insolite che capitano o possono capitare a ciascuno di noi e spiegando che cosa le provoca in realtà e come mai siamo spesso pronti a interpretarle come paranormali o, comunque, ''inspiegabili''.7) Com?è il suo rapporto professionale con James Randi?Il migliore che ci possa essere. Ho avuto la fortuna di studiare con lui per due anni negli Stati Uniti - e questo prima ancora di iscrivermi all'Università - e da allora non abbiamo mai smesso di vederci e sentirci: sul piano personale è quasi un secondo padre per me.8) Anche lo psichiatra e psicoanalista C.G. Jung si è interessato molto ai fenomeni paranormali. Ecco, diciamo che Jung era molto lontano dalla verifica empirica e scientifica che invece cerchiamo di ottenere noi. Per lui, un'interpretazione suggestiva, anche se soggettiva, era sufficiente a ''dimostrare'' la realtà di un fenomeno: per noi invece non può bastare.

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10 aprile 2007